Metodo di classificazione dei rifiuti e determinazione del codice identificativo.
Si definisce rifiuto una sostanza o un oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi e che rientri nelle categorie dell’Allegato A, Parte IV del D.Lgs.152/2006 «Norme in materia ambientale».
La prima operazione per una corretta gestione operativa e amministrativa dei rifiuti è la puntuale ed accurata classificazione degli stessi, indispensabile anche in tutte le fasi successive di gestione, trasporto e deposito ed archiviazione documentale amministrativa (registri di carico/scarico e formulari). Questo adempimento di legge è tra i compiti obbligatori e responsabilità del produttore/detentore.

La procedura di assegnazione
Ogni rifiuto è identificato da un codice numerico di 6 cifre, dove ciascuna coppia di numeri identifica la classe, la sotto­
classe e la categoria. Per individuare il codice adeguato è necessario:
1 – individuare la fonte da cui si origina il rifiuto: in questo modo si identifica la prima coppia di cifre (classe);
2 – individuare la specifica fase di lavorazione dell’attività produttiva da cui si origina il rifiuto: da questa si identifica la seconda coppia di numeri (sottoclasse);
3 – caratterizzare il rifiuto, individuando la sua descrizione specifica e identificando così le ultime due cifre (categoria).

Consultando i titoli dei capitoli da 01 a 12 o da 17 a 20 per risalire al codice a sei cifre riferito al rifiuto in questione, ad eccezione dei codici dei suddetti capitoli che terminano con le cifre 99
Se nessuno dei codici dei capitoli da 01 a 12 o da 17 a 20 si presta per la classificazione di un determinato rifiuto, occorre esaminare i capitoli 13, 14 e 15 per identificare il codice corretto;
Se nessuno di questi codici risulta adeguato, occorre definire il rifiuto utilizzando i codici di cui al capitolo 16;
Se un determinato rifiuto non è classificabile neppure mediante i codici del capitolo 16, occorre utilizzare il codice 99 (rifiuti non altrimenti specificati) preceduto dalle cifre del capitolo che corrisponde all’attività identificata.

Alcune tipologie di rifiuti (quelle contrassegnate da codice CER con asterisco) sono classificate come pericolose fin dall’origine ovvero è la normativa stessa che le ritiene indiscutibilmente tali per la loro stessa natura, a prescindere da qualsiasi evidenza analitica;
Per altre tipologie di rifiuti è prevista una voce speculare, ossia un codice CER senza asterisco, che indica il rifiuto non pericoloso, e un codice con asterisco, per il rifiuto pericoloso. In questo caso, il produttore deve procedere a un prelievo e a un’analisi chimica di un campione rappresentativo di rifiuto per verificare se la concentrazione di sostanze pericolose in esso rilevate superi i limiti imposti dalla legge.

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